Venerdì, 25 Mag, 2018

Hiv da laboratorio, ricercatore contagiato per via aerea?

Hiv da laboratorio, ricercatore contagiato per via aerea? Hiv da laboratorio, ricercatore contagiato per via aerea?
Machelli Zaccheo | 27 Febbraio, 2016, 01:19

"Ma questo non ci dice come il paziente abbia potuto infettarsi perché non c'è stato nemmeno un incidente".

Sebbene sia stato spesso utilizzato nei film di fantascienza, un caso del genere è senza precedenti nella realtà. Si tratta del primo contagio al mondo da un virus non umano ma creato in laboratorio. A pagare per primo le conseguenze di questa nuova forma dell'Aids è stato un ricercatore che lavora nei laboratori di un istituto europeo di altissimo profilo e che, stando alle indiscrezioni, potrebbe essere italiano, visto che italiano è anche il centro a cui si è rivolto immediatamente.

Uno dei medici che si è occupato del caso, finito al centro del dibattito della Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections a Boston, negli Stati Uniti, è il dottor Andrea Gori, direttore del reparto Malattie infettive dell'ospedale San Gerardo di Monza, università di Milano-Bicocca.

"Il problema è che dalla sua anamnesi non risultava alcun fattore di rischio" che potesse averlo esposto al contagio.

Qualcuno ha già suggerito che lo scienziato è stato contagiato dal retrovirus che stava studiando per un uso in guerra batteriologica, ma in molti hanno già smentito, ricordando che l'Hiv è da diverso tempo oggetto di manipolazione proprio per studiare gli effetti su certe malattie: per esempio lo si trasforma in vettore per il trasporto nelle cellule di geni o proteine capaci di sostituire quelli che causano malattie genetiche.

"Da qui è nato il sospetto che potesse essersi verificato qualche errore".

"Mentre in maniera assurda si è infettato con un plasmide, un vettore Hiv replicante che deve assolutamente essere utilizzato in livello di sicurezza 3, non 2".

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