Mercoledì, 19 Giugno, 2019

Banca Etruria, notifica di fine indagini ad alcuni ex vertici

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Esposti Saturniano | 15 Dicembre, 2015, 15:31

I due ex vertici dell'istituto bancario sono accusati di "omissa comunicazione di conflitto di interessi". Si tratta di due ex dirigenti dell'istituto di credito: l'ex presidente Lorenzo Rosi e l'ex membro del cda Luciano Nataloni. In particolare nel dossier degli ispettori di Bankitalia veniva evidenziato come pratiche di finanziamento per 185 milioni si siano svolte in situazioni di "conflitto d'interesse" generando 18 milioni di perdite. In pratica, avrebbero sfruttato a fini personali il proprio ruolo per ottenere finanziamenti che altrimenti non avrebbero potuto ricevere. È il terzo filone di indagini che pesa sulla Banca, insieme a quello per ostacolo alla vigilanza (da cui a breve dovrebbero arrivare le richieste di rinvio a giudizio), e a quello per false fatturazioni emesse per alcune consulenze che secondo la Procura sarebbero state inesistenti.

Le contestazioni del procuratore Roberto Rossi a Rosi e Nataloni si rifanno alla relazione di Bankitalia che nel febbraio scorso decise il commissariamento di Etruria. Le verifiche affidate al nucleo Tributario della Guardia di Finanza sono ancora in corso ed è per questo che un possibile ampliamento della lista degli indagati non è da escludere. In quel periodo il vicepresidente era Pier Luigi Boschi, il padre del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che al momento non è indagato. Rosi è stato l'ultimo presidente, fino al commissariamento dell'istituto. I Renzi hanno smentito, ma ieri il politico toscano ha reso note le visure camerali confermando l'intreccio societario.

Tocca alla Procura di Arezzo verificare l'operato degli amministratori di Banca Etruria nella gestione delle obbligazioni subordinate. La traccia implicitamente suggerita dalle associazioni dei consumatori è quella di verificare se vi siano stati profili di truffa e di appropriazione indebita da parte degli istituti nei confronti degli obbligazionisti. A questi bisogna aggiungerne altri 3 più le perdite del 2014, per cui il totale dei crediti andati in fumo supera largamente i 4 miliardi di euro.

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