Sabato, 10 Aprile, 2021

Con le ossa prese da un cadavere

Con le ossa prese da un cadavere Con le ossa prese da un cadavere
Machelli Zaccheo | 13 Dicembre, 2015, 00:07

Lo straordinario intervento è stato compiuto presso l'ospedale dell'Angelo di Mestre. Bisognava però sostituire l'articolazione: non solo con una normale protesi, ma anche con due nuove parti terminali dell'omero e dell'ulna. "Oggi, a distanza di un anno, verificato quindi nel tempo l'esito dell'intervento complesso, il braccio del paziente è restituito al suo fisiologico flettersi e distendersi", ha aggiunto il dottor Miti, che ha saputo perfettamente, assieme alla sua equipe, ricongiungere muscoli e tendini alle ossa. L'articolazione non esisteva praticamente più, avvolta in un blocco unico e ormai solidificato, grande quanto un grosso limone. 

Abbiamo realizzato queste parti terminali utilizzando le ossa necessarie prelevate da cadavere; le abbiamo rese adatte al trapianto, abbiamo inserito tra le due ossa l'articolazione protesica in titanio.

La situazione adesso è la seguente: l'omero nuovo è legato alla parte originale dell'osso segato, la nuova ulna è legata in parte all'osso originario e in parte alla protesi.

"La prima ricostruzione del gomito con trapianto di ossa da cadavere - spiega Rodolfo Capanna, presidente della Società italiana di ortopedia (Siot) - risale a 35 anni fa". Perché loro, i medici dell'ospedale "Angelo" di Mestre (Venezia) hanno davvero fatto un capolavoro, sfruttando un trapianto da cadavere per ridare speranza a un uomo di 55 anni che aveva un difetto all'articolazione per cui il gomito si era "saldato" in un'unica massa ossea. In altri rarissimi casi erano stati praticati a Mestre innesti ossei da cadavere, ma mai come in questo caso si era arrivati a trapiantare, sia sopra che sotto l'articolazione, porzioni così importanti di ossa.

Questo, spiega l'ortopedico del Centro di chirurgia oncologica e ricostruttiva - Cto Careggi, "permette stabilità articolare e una maggiore resistenza meccanica, che si traduce in maggiore durata risolvendo il problema delle microfratture, conseguenza del fatto che si tratta di un'articolazione denervata, che si logora e auto-distrugge".

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