Venerdì, 24 Novembre, 2017

Milano, Martina Levato ha potuto vedere suo figlio nato a Ferragosto

Alexander Boettcher Alexander Boettcher
Ogliari Ombretta | 23 Agosto, 2015, 22:02

In alternativa, il legale chiederà il trasferimento all'Icam, lasciando la scelta tra le due opzioni ai giudici. Martina Levato dovrà passare diversi anni della sua vita in carcere o comunque in strutture "protette" per la pena che deve scontare, ma il figlio potrebbe contribuire ad accelerare un processo di "redenzione". Nell'istanza i difensori chiedono inoltre che vengano allargati fino ad almeno 4 ore i tempi di visita della donna al suo bambino e anche che abbia la possibilità di allattarlo direttamente.

Martina è l'amante di Alexander Boettcher, condannato in primo grado come lei a 14 anni per aver rovinato per tutta la vita con l'acido lo studente Pietro Barbini. Dopo aver partorito alla clinica Mangiagalli la giovane rientra nella casa di reclusione mentre il suo bambino è stato portato in una comunità.

E di sé, di ciò che aveva fatto e della prospettiva di un figlio, Martina aveva detto: "Quando ho pensato di essere madre, dovevo liberarmi da esperienze corporee negative, che non avevo condiviso, ero contaminata, adesso il mio corpo si è liberato".

I quotidiani piazzano in prima pagina la disperazione della mamma, la rabbia del padre che non ha potuto vedere il figlio neonato e decide di scrivere addirittura al Sindaco Pisapia, di nuovo i nonni che giudicano "mostruoso" il gesto di separare madre e figlio.

In questa come in tante altre situazioni delicate che coinvolgono genitori e figli, la priorità è e deve essere il benessere del neonato, che si è ritrovato al mondo conteso fra istituzioni e famiglia, vittima silenziosa del fato. Ma questo punto è rimasto lettera morta, anche perché la legge ha stabilito che la nascita di queste strutture debba avvenire senza oneri per la finanza pubblica. Il pm Fiorillo nel suo provvedimento e sulla base delle norme ha valutato che sussiste una "inadeguatezza totale ed irreversibile" da parte dei genitori del piccolo a provvedere ai suoi bisogni evolutivi, in quanto dagli atti del procedimento penale e vista la perizia che ha definito Martina, che avrebbe sfregiato i suoi ex nell'ambito di un percorso di "purificazione", come un soggetto "borderline". Lo hanno deciso i giudici del Tribunale dei minori di Milano. Tra le ipotesi sulla carta anche l'affidamento temporaneo del bimbo ad una comunità, in attesa di una decisione nel merito. Uno dei lettori che ha partecipato alla discussione di corriere.it si augura che li chiudano in cella e buttino la chiave. Dovrebbe farlo oggi. Il pm Musso ha sollecitato il funzionario comunale ad andare da Boettcher.

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